l’Iniziativa per multinazionali responsabili chiede un’ovvietà: se imprese come Glencore inquinano i fiumi oppure distruggono intere aree abitate, devono rispondere delle proprie azioni.

 

Con la sua campagna milionaria, la lobby delle multinazionali cerca di distogliere l’attenzione dalle pratiche poco scrupolose di Glencore mentre diffonde insicurezza nell’elettorato.

 

L’ampio sostegno all’Iniziativa da parte di esponenti politici del centrodestra, del mondo imprenditoriale, della Chiesa e della società civile mi rende ottimista.

 

Le sono molto grato per il suo sostegno con un Sì all’Iniziativa per multinazionali responsabili il 29 novembre!

Dick Marty,
co-presidente del comitato d’Iniziativa

I nostri argomenti principali

Da anni Glencore partecipa alla gestione della miniera di carbone El Cerrejón, che inquina il fiume Ranchería con le sue vasche di sedimentazione. Maggiori informazioni.

  • Chi causa un danno, deve risponderne

    Chi si affida al lavoro minorile oppure distrugge l’ambiente, deve rispondere delle proprie azioni. In futuro, multinazionali come il gigante delle materie prime Glencore dovrebbero rispondere in tribunale se avvelenano fiumi oppure distruggono intere aree di terra.

  • Prevenzione invece di chiudere gli occhi

    Con questa Iniziativa, le multinazionali non potranno più guardare dall’altra parte e dovranno agire in maniera preventiva per evitare danni alle persone e all’ambiente. La cosa più positiva per le persone e l’ambiente è se il danno non avviene neppure.

  • Singole aziende sfruttano la debolezza di alcuni sistemi giudiziari

    Aziende senza scrupoli sfruttano la situazione di alcuni paesi, nei quali non c’è un sistema giudiziario funzionante. Praticano il lavoro minorile o distruggono l’ambiente senza temere alcuna conseguenza: ecco perché l’Iniziativa è necessaria.

  • Le misure volontarie non funzionano

    L’Iniziativa crea regole chiare per porre fine alle pratiche poco scrupolose di alcune aziende. L’esperienza mostra che le misure volontarie non sono sufficienti per far sì che tutte le imprese rispettino i diritti umani e gli standard ambientali minimi.

  • Niente vantaggi concorrenziali per l’irresponsabilità

    La maggior parte delle multinazionali rispetta le regole. Eppure alcune multinazionali senza scrupoli si pongono al di sopra delle normative sull’ambiente e ignorano i diritti umani, creano vantaggi concorrenziali per sè stesse mediante azioni irresponsabili. L’Iniziativa per multinazionali responsabili è dunque essenziale per porre fine a tutto questo.

Le affermazioni false della lobby delle multinazionali

Glencore e Syngenta sanno che le loro pratiche commerciali senza scrupoli sono malviste dalla popolazione e cercano quindi di diffondere insicurezza nell’elettorato con affermazioni false. Ecco cosa è importante sapere:

  • Argomento falso: “Sono toccate tutte le PMI”

    L’Iniziativa vale per le grandi imprese con sede in Svizzera. La modifica di legge colpisce solo imprese come Glencore che oggigiorno violano sistematicamente i diritti umani e distruggono l’ambiente. Le PMI sono escluse.

  • Argomento falso: “Si risponde dei danni causati da tutti i fornitori”

    La responsabilità vige solo negli ambiti controllati dalla multinazionale, ossia dove può controllare come si lavora. Non c’è invece responsabilità per fornitori e subappaltatori.

  • Argomento falso: “C’è un'inversione dell’onere della prova”

    L’onere della prova resta uguale alla prassi svizzera: la persona che subisce un danno deve provare il danno, l’illegalità, la causalità e il controllo da parte della multinazionale. Se la direzione svizzera della multinazionale ha adoperato misure adeguate a prevenire tale danno, la causa viene respinta.

  • Argomento falso: ”Le multinazionali delocalizzeranno all’estero”

    Le multinazionali delle materie prime possono ovviamente lavorare solo dove ci sono queste risorse naturali. Inoltre investire in migliori condizioni sociali ed ambientali costa sicuramente meno che delocalizzare la propria sede, come confermano anche 15 economisti dello sviluppo di diverse università svizzere che sostengono l’Iniziativa.

  • Argomento falso: ”L’Iniziativa è colonialista”

    Con l’Iniziativa non verranno esportati né il diritto svizzero, né standard svizzeri. Si tratta unicamente di introdurre la possibilità di citare in giudizio imprese svizzere per violazioni dei diritti umani o di standard ambientali riconosciuti a livello internazionale. Persone che pensano di ottenere un processo equo in loco, non inizieranno sicuramente un processo costoso e impegnativo in Svizzera.

  • Argomento falso: ”Ci sarà un’ondata di cause giuridiche”

    Gli ostacoli per un processo in Svizzera sono numerosi. Chiunque faccia causa deve provare il danno, l'illegalità che lo ha causato, il nesso di causalità e anche il controllo della società multinazionale sulla filiale. Anche se il querelante prova tutti questi punti, la multinazionale non viene comunque ritenuta responsabile se può dimostrare di aver adempiuto al proprio dovere di diligenza. Risarcimenti come quelli negli USA non sono possibili secondo il diritto civile svizzero. Non vi sono azioni collettive, i costi (anticipi per l'avvocato della controparte, spese processuali) sono elevati e l'importo del risarcimento si basa sui costi di vita del paese in cui si è verificato il danno. Inoltre, solo direttamente le parti lese possono intentare un'azione legale; non sono possibili ”rappresentazioni” da parte delle ONG. Così nessuno può trarre ingiustificatamente profitto dalle cause legali, come sostengono i contrari all’Iniziativa con il termine ”industria delle cause legali”.

  • Argomento falso: ”Via solitaria della Svizzera”

    La Svizzera non percorre assolutamente una via solitaria con questa Iniziativa. Anzi, è attualmente che è sola perché, a differenza dei paesi dell'UE, non ha ancora regole sulla responsabilità delle imprese. Con questa Iniziativa, la Svizzera sta recuperando il ritardo rispetto a paesi come la Francia e il Regno Unito, che hanno già regole simili a quelle richieste dall’Iniziativa per multinazionali responsabili. Nell'UE si discute anche di una legislazione che si avvicina molto di più all'Iniziativa che al controprogetto.

Sostenitrici e sostenitori

  • Chiara Simoneschi-Cortesi

    già Consigliera nazionale PPD

  • Laura Sadis

    Già Consigliera di Stato PLR

  • Luca Bolzani

    Sintetica SA

  • Marina Carobbio

    Copresidente AMCA e Consigliera agli Stati

L’Iniziativa per multinazionali responsabili è stata lanciata da Dick Marty, già Consigliere agli Stati PLR e procuratore pubblico, assieme a un’ampia coalizione di 130 organizzazioni attive nell’ambito della difesa dei diritti umani e della protezione dell’ambiente. Oggi l’Iniziativa viene sostenuta anche da numerosi esponenti di tutti i partiti politici e da imprenditori e imprenditrici, come anche dalla Conferenza dei Vescovi svizzeri, dalla Chiesa evangelica riformata della Svizzera e dall’Alleanza evangelica svizzera.