Le multinazionali svizzere devono essere responsabili – Maddalena Ermotti Lepori

26.11.2020

"L’iniziativa per multinazionali responsabili, che nasce dalla società civile ed è sostenuta da 130 organizzazioni e dalle Chiese, è un tema sentito: chiedo a ognuno di votare secondo coscienza, ma di farlo in base ai fatti. Dispiace che gli avversari, per vincere e convincere, utilizzino fake news"

L’iniziativa per multinazionali responsabili, che nasce dalla società civile ed è sostenuta da 130 organizzazioni e dalle Chiese, è un tema sentito: chiedo a ognuno di votare secondo coscienza, ma di farlo in base ai fatti. Dispiace che gli avversari, per vincere e convincere, utilizzino fake news, che sono state ripetutamente smentite ma che vengono continuamente ripetute, quasi che una menzogna continuamente ripetuta diventi per ciò stesso verità.

Faccio solo due esempi: l’iniziativa chiede che le imprese rispettino anche all’estero i diritti umani riconosciuti a livello internazionale e le norme ambientali internazionali, e che chi provoca un danno, ne debba rispondere. Ma come ciò avverrà in concreto? La parte lesa (da una multinazionale con sede in Svizzera o da una sua filiale) potrà rivolgersi ai tribunali svizzeri per ottenere giustizia, aprendo una causa civile: l’iniziativa qui semplicemente riprende la normativa della responsabilità del datore di lavoro in vigore da decenni (art. 55 Codice delle obbligazioni). Dunque niente indagini, niente procuratori. Non avremo affatto valanghe di cause, perché la parte lesa dovrà anticipare le spese, dovrà dimostrare di aver subito un danno, dimostrare che questo danno è stato causato illegalmente (violazione dei diritti umani o delle norme ambientali internazionali), dimostrare che la multinazionale ne è responsabile, o che la multinazionale ha il controllo sulla filiale in questione. E dopo che sono state acquisite tutte queste prove, la multinazionale ha ancora la possibilità di esonerarsi dalle sue responsabilità, dimostrando di avere messo in atto tutti i controlli necessari e di avere usato tutta la diligenza necessaria. I contrari sanno bene tutto questo, ma continuano a ripetere che «si rovescia l’onere della prova», che le multinazionali saranno considerate colpevoli in partenza, eccetera eccetera.

Altra notizia falsa, diffusa come un mantra dagli avversari, è quella secondo cui la responsabilità delle multinazionali riguarderebbe anche i fornitori, e i fornitori dei fornitori. Invece, carta canta, tale responsabilità riguarda unicamente la multinazionale stessa, o le aziende da lei controllate, e niente affatto la catena dei fornitori, come si può constatare dal testo stesso: «Le imprese rispondono anche del danno che le imprese da esse controllate cagionano nell’esercizio delle loro incombenze d’affari, violando diritti umani riconosciuti a livello internazionale o norme ambientali internazionali».

L’obiettivo, è chiaro, è che cessino quei disastri (ad esempio, l’avvelenamento di bambini) causati, lo sottolineo, da poche multinazionali scorrette, e che la buona reputazione della Svizzera sia salvaguardata. Si eviterà inoltre uno svantaggio concorrenziale per le aziende corrette, quelle, per intenderci, che mettono i filtri sulle ciminiere, o che depurano le acque di scarico delle miniere. Il penoso tentativo degli avversari di far credere che questa responsabilità riguarderebbe tutte le PMI e tutti i loro fornitori, a qualsiasi livello della catena di approvvigionamento, è davvero fumo negli occhi: quante delle nostre piccole e medie imprese hanno filiali all’estero e in particolare in paesi del Terzo mondo dove i disastri che si intende contrastare si verificano?

Dispiace che parte del mondo economico svizzero (non tutto, perché esiste anche un comitato di imprenditori a favore dell’iniziativa), invece di preoccuparsi della situazione delle piccole e medie imprese, vera spina dorsale per il nostro paese, investa tante energie e tanto, tantissimo denaro per difendere le (poche ma potentissime) multinazionali inadempienti. Mah!

Concludo ricordando a lettori e lettrici l’importanza di ogni singolo voto e chiedendo loro di non farsi ingannare dal controprogetto (tirato fuori in extremis, come un coniglio dal cappello), che prevede unicamente «obblighi su carta», e nessuna riparazione del danno causato.

Articolo di Maddalena Ermotti Lepori, Granconsigliera PPD, apparso sul Corriere del Ticino il 26 novembre

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