Un’iniziativa tipicamente svizzera

Articolo di Chiara Simoneschi Cortesi, già Consigliera nazionale PPD, apparso sul Corriere del Ticino il 10 novembre

Come svizzeri siamo sempre stati fieri del nostro impegno umanitario, per la promozione della pace e per uno sviluppo economico e sociale delle popolazioni dei Paesi più poveri, basato sul rispetto dei diritti umani. Così come siamo fieri di essere il Paese depositario delle Convenzioni di Ginevra e di ospitare il Comitato internazionale della Croce Rossa.

Purtroppo allo stesso tempo la Svizzera è sede di alcune multinazionali che agiscono in modo scorretto all’estero, approfittando di deboli strutture giudiziarie che permettono loro di violare i diritti umani e gli standard ambientali internazionali senza temere alcuna conseguenza.

Un esempio di queste aziende è Syngenta, la multinazionale agrochimica con sede a Basilea, che esporta un pesticida altamente velenoso, nonostante sia vietato già da tempo in Svizzera, perché è associato a gravi malattie come il cancro. In India questo pesticida ha contribuito a numerosi casi di avvelenamenti gravi e diverse persone sono decedute in seguito a ciò.

Queste pratiche commerciali poco scrupolose di alcune multinazionali – oltre ad essere totalmente inaccettabili dal punto di vista morale per qualsiasi persona che abbia a cuore i diritti umani e il rispetto della vita – vanificano i nostri sforzi umanitari in loco e mettono anche a rischio la nostra reputazione internazionale.

Inoltre, queste aziende fanno pure concorrenza sleale nei confronti di quelle, e sono la stragrande maggioranza, che agiscono correttamente e rispettano già oggi i diritti umani e l’ambiente.

Purtroppo l’agire di alcune multinazionali rende necessario introdurre delle misure vincolanti: il cosiddetto «obbligo di dovuta diligenza» per prevenire danni alle persone e all’ambiente e la possibilità di sanzioni, nella forma di risarcimenti in procedura civile in caso di infrazione. Anche perché tutti gli sforzi per sensibilizzare le multinazionali a introdurre volontariamente questi principi dell’Organizzazione delle Nazioni Unite non hanno avuto successo.

Per questi motivi sostengo con convinzione l’iniziativa popolare per multinazionali responsabili, che chiede di applicare, anche alle attività delle filiali da loro controllate all’estero, un principio cardine del nostro Stato di diritto: chi causa un danno deve risponderne.

Il 29 novembre abbiamo la possibilità di onorare la nostra tradizione umanitaria e smetterla di tollerare questo stato di cose, che ci rende complici nella violazione dei diritti umani e ambientali nei Paesi più poveri.

Articolo di Chiara Simoneschi Cortesi, già Consigliera nazionale PPD, apparso sul Corriere del Ticino il 10 novembre

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17.11.2020

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